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Perché il brand storytelling è come Dirty Dancing

Chi non ama ascoltare una bella storia? 

Lo scorso weekend, presa dalla classica frenesia della domenica sera, ho deciso di entrare in letargo sul divano e spararmi film e serie TV a raffica. Se ci pensi, è la versione 4.0 e molto meno social del raccontarsi storie intorno a un fuoco. 

Ho iniziato con Dirty Dancing, perché è uno dei miei film preferiti. La serata è andata avanti con Stranger Things, ma questa è un’altra storia (appunto). Sì, perché di storie sempre si tratta. 

La nostra vita è fatta di storie. Dalla mattina quando leggi la storia della fattoria biologica sull’etichetta dello yogurt che stai mangiando, alla sera quando ti perdi in un film o in un romanzo. 

Mentre guardavo Dirty Dancing per la 45esima volta, mi sono resa conto di due cose: 

  1. Non importa quante volte hai già sentito quella storia. Se è buona, vorrai continuare ad ascoltarla
  2. Dirty Dancing è un film perfetto per spiegare il concetto di brand storytelling 

Brand storytelling? Sì, ne hai bisogno 

Comunicare i brand sta diventando sempre più complicato. Le persone sono bombardate in modo costante da informazioni di ogni tipo e diventa sempre più difficile farsi ascoltare. Urlare non offre una soluzione. Le buone storie invece sì. 

Il brand storytelling è la narrazione coerente dei fatti, dei valori e delle emozioni evocati da un brand. Condividere la tua storia personale e quella del tuo brand significa dare una ragione al tuo pubblico per sceglierti fra le tante alternative che ha a disposizione. 

Fare brand storytelling non è una delle tante strategie che puoi utilizzare per pubblicizzare il tuo business. È una necessità. 

Le aziende oggi hanno bisogno di connettersi con il pubblico a un livello più profondo rispetto al passato. Le persone devono innamorarsi del brand, condividerne gli obiettivi e sentirsi parte di una comunità. Se trasformi il tuo brand in un’emozione che il pubblico può “consumare”, avrai la certezza della loro lealtà nel tempo. 

“Le persone dimenticheranno quello che dici, dimenticheranno quello che fai, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire”. 

Maya Angelou

“Nessuno mette Baby in un angolo”: Dirty Dancing insegna  

Cosa rende Dirty Dancing così vicino al concetto di brand storytelling

Il personaggio di Baby. O meglio, l’evoluzione di Baby da “ragazza come tutte le altre” a “ragazza che si distingue dalla folla”. E arriva a questo risultato raccontando se stessa, senza alcuna paura.  

Baby di Dirty Dancing

Baby ci appare come la ragazzina che, mentre è diretta con i genitori verso il resort Kellerman, dice: “era l’estate del 1963, tutti mi chiamavano ancora Baby e a me non dispiaceva affatto”. Nel corso del film, però, diventa la donna che fa la presa dell’angelo con Patrick Swayze. 

La trasformazione non è banale. 

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Il passaggio intermedio fra queste due fasi è fatto di molti passi falsi e figuracce. 

Baby che balla sinuosa come un palo della luce. Baby che mette in discussione la sua relazione con il padre. Baby che partecipa a una gara di mambo truccata come un’ottantenne. Baby che da timida ragazzina prende le difese di un’amica in difficoltà e soprattutto di quell’essere perfetto che era Patrick Swayze. 

Tutto questo rende Baby un personaggio più umano, con una forte personalità. Lei è diversa da tutte le altre. È autentica. Ed è per questo che nessuno (e se lo dice Patrick Swayze io ci credo) “può mettere Baby in un angolo”. 

La lezione di Dirty Dancing è chiara: solo chi ha il coraggio di metterci la faccia ha il potere di distinguersi e lasciare il segno. Più racconterai il tuo brand, più acquisterà credibilità e personalità agli occhi del tuo pubblico. 

Come? Ecco le 3 regole base del brand storytelling.  

Come fare brand storytelling per portare il tuo brand dall’angolo al volo dell’angelo 

1. In un mare di sosia, diventa indimenticabile

Stai scendendo in campo per ottenere un secondo di attenzione da parte del tuo pubblico. Non c’è spazio per giocare sicuri: devi andare all-in! 

Per distinguerti hai un’arma molto potente a disposizione: la tua storia. Quella è solo tua ed è inimitabile. Devi imparare a raccontarla in modo da coinvolgere le persone ed emozionarle nel profondo. Ricorda: non è la logica a spingere le persone all’acquisto, ma le emozioni! 

2. Crea una tribù, non un gruppo di consumatori

È importante offrire al proprio pubblico emozioni sincere, valori e idee in cui identificarsi. Questo ti permette di costruire qualcosa di molto più forte di un semplice gruppo di consumatori. Puoi creare una tribù! 

La tribù è difficile da sciogliere, è leale ed è formata da legami profondi che mettono al riparo il tuo business dai competitor. 

3. Sii empatico e umano

Secondo il Global Empathy Index, i brand considerati più empatici sono anche quelli con una crescita economica maggiore. Più un brand si mostra umano (come la nostra Baby), più il pubblico è spinto ad acquistare i suoi prodotti o servizi. 

Essere umani non significa solo comunicare le proprie sconfitte e debolezze. Devi dimostrare che il tuo business vuole raggiungere obiettivi alti e nobili, oltre al semplice profitto. In altre parole: mostra l’anima del tuo brand e racconta l’impatto positivo che vuoi avere nel mondo. 

Perché il tuo brand esiste? Perché è importante? Cosa lo rende umano e soprattutto: è pronto a uscire dall’angolo e fare il volo dell’angelo con Patrick Swayze? 

Contattaci e parlaci del tuo business! Insieme troveremo i contenuti e i media più efficaci per dargli vita attraverso storie autentiche, in grado di emozionare e coinvolgere il tuo pubblico. 

Irene Nasi
Irene Nasi

Ehy, ciao! Sono Irene, copywriter e content editor di Graffette. Nonostante la mia passione per la scrittura creativa, è nei testi persuasivi che do davvero il meglio di me. Vuoi prendere all’amo i tuoi clienti? Contattami, ho la barca pronta e le esche migliori!

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